Dieci punti per riformare la Lombardia

I problemi della regione sono tanti e sono noti: è ora di risolverli. Qui trovi i dieci temi più urgenti da affrontare in Lombardia e tante soluzioni concrete da mettere in campo subito.

Lavoro e Giovani

La situazione dei giovani in Lombardia è problematica. Lo dicono i numeri. Quelli che non lavorano e non studiano sono oltre 250mila. Quelli che lavorano, nella maggior parte dei casi, prendono meno di 1000 euro al mese.

I due terzi di coloro che hanno tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori. L’occupazione giovanile è scesa di altri due punti percentuali negli ultimi due anni. Con un mercato del lavoro che umilia i giovani, invece di valorizzarli, come si può parlare di autonomia, stabilità e fiducia nel futuro?

Le soluzioni, tuttavia, ci sono. Occorre offrire un nuovo credito di cittadinanza a chi vuole mettersi in proprio e riconnettere la domanda di lavoro da parte delle aziende con un’offerta di competenze e capacità adeguate. Per questo la Lombardia deve farsi promotrice di un servizio di orientamento che, sin dalle scuole medie, offra a studenti e famiglie indicazioni sul quadro occupazionale atteso.

In parallelo, è necessario costituire un’Agenzia pubblico-privata in grado di offrire condizioni favorevoli a tutte le famiglie, indipendentemente dal loro reddito, per affrontare le spese connesse alla formazione, incluse quelle legate al trasferimento, con un supporto finanziario sul modello dei prestiti d’onore (ovvero con restituzione successiva all’avvio dell’attività lavorativa). E, infine, prevedere percorsi di formazione dedicati all’inserimento nel mondo del lavoro.
Per quanto riguarda i contratti, occorre semplificare la stipula dell’apprendistato, anche nella piccola impresa, aumentare il compenso minimo previsto per i tirocini extracurriculari e limitarne il ricorso: vogliamo giovani determinati con contratti indeterminati.
Bisogna poi riformare il sistema delle doti portando l’attenzione nuovamente sulle persone. I centri per l’impiego devono essere diffusi e connessi con percorsi di formazione di qualità, sia in aula che direttamente nei luoghi di lavoro, a cui la piccola media impresa deve essere incentivata ad aderire.

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Sanità

La Regione Lombardia ha creato un sistema sanitario fortemente sbilanciato verso la sanità privata. I lombardi, presi tra liste di attesa infinite e l’indisponibilità crescente di medici di base, vengono sistematicamente messi di fronte a un bivio: pagare o aspettare?

Così com’è, il nostro sistema sanitario non funziona.

Siamo la penultima regione in Italia per numero di medici di famiglia rispetto alla popolazione, perché tantissimi medici e pediatri scelgono di interrompere la loro carriera per motivi diversi dalla pensione. Siamo la regione con il più alto tasso di accessi “impropri” al pronto soccorso (ossia per motivi che dovrebbero trovare soluzione altrove).
Vogliamo cambiare le cose, in modo che medici di famiglia e pediatri tornino ad essere il centro del rapporto delle cittadine e dei cittadini con la cura e la salute. Per questo vogliamo: una procedura di scelta e revoca convenzionata con farmacie e uffici postali, la riduzione degli adempimenti burocratico-amministrativi, un bonus per portare i medici nei territori che ne sono privi e servizio psicologico gratuito nelle case di comunità. Dobbiamo raggiungere chi ha maggiori difficoltà.
Dobbiamo anche guardare al futuro, pensando oggi ai medici di domani. Bisogna garantire più borse di studio per la formazione di medici di base con un importo equiparato a quello della specializzazione e vigilare sulla sostituzione di medici prossimi alla pensione.
Soprattutto, occorre spezzare il ricatto sanitario delle liste d’attesa e della sanità privata. Nel rapporto tra privato e pubblico bisogna equiparare le condizioni economiche dei lavoratori e imporre una collaborazione tra le strutture sulla base del bisogno sanitario dei lombardi, e non sui budget e i bilanci. Serve un’agenda pubblica unica e accessibile in modo semplice e la messa a disposizione di prestazioni laddove la programmazione regionale lo ritenga necessario, anche da parte del privato accreditato con rinnovata attenzione alle cure riabilitative, oggi completamente tralasciate.

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Trasporti

Spostarsi per arrivare in stazione, prendere un treno, scoprire che è pure in ritardo, salirci e trovarlo pieno e sporco: questa la realtà di molti pendolari Lombardi. L’alternativa sono le auto, le code, il traffico, lo stress e l’inquinamento.

Il servizio ferroviario deve essere riformato, e per farlo intendiamo indire una Gara pubblica europea, sul modello di quella che è già stata fatta in Emilia-Romagna (Regione con la flotta di treni più giovane in Italia), che apra alla concorrenza e sopperisca agli errori di questa amministrazione. Può essere la grande occasione per costruire un grande soggetto pubblico lombardo, integrando esperienze virtuose comunali in un unico soggetto.
Non vogliamo più treni diesel e strapieni, non vogliamo più ritardi, cancellazioni e soppressioni.

Vogliamo, anzi, degli sconti per gli studenti, per chi arriva da più lontano e vogliamo più sicurezza nelle stazioni e sui treni.

Vogliamo nuovi mezzi che vadano a energia elettrica e che garantiscano basse emissioni inquinanti, per una transizione ecologica a vantaggio dei cittadini e dell’ambiente. Proponiamo un impegno costante della Regione con il Governo facendo sintesi dell’esigenza dei territori.
Fino ad oggi la Lombardia ha puntato tutto su nuove infrastrutture stradali come, ad esempio, la Pedemontana: l’eterna incompiuta di Regione Lombardia che rappresenta a pieno la gestione leghista e il pantano in cui sono stati cacciati i lombardi. Il simbolo del fallimento della Giunta Fontana-Moratti che tanto ha discusso in aula e poco ha fatto di concreto. Anni buttati e un’infrastruttura ancora oggetto di contestazioni territoriali.

Serve avere il coraggio di puntare su nuove infrastrutture sostenibili, binari che superino i nodi della rete e stazioni rinnovate, pulite e piene di luci, negozi e vita, così che siano sicure per tutte e tutti.

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Ambiente

La sfida ambientale e quella dell’innovazione sono due facce della stessa medaglia. Occorre portare le colonnine per la ricarica delle auto elettriche sui luoghi di lavoro e nelle abitazioni, sostenere le comunità energetiche per aumentare la produzione da fotovoltaico.

Bisogna promuovere un forte investimento di ricerca sull’idrogeno, in cui far confluire tutte le nostre eccellenze, dall’università alle aziende specializzate.

Regione Lombardia può puntare sul biometano creando un virtuoso esempio di circolarità energetica, dai produttori ai consumatori, permettendo di valorizzare il mondo agricolo e le sue potenzialità in questo campo.

Difendere l’ambiente significa anche ridurre il consumo del suolo.

I cittadini lombardi hanno accesso a meno spazio verde rispetto alla media nazionale, che è di 30 metri quadri. I milanesi, in particolare, hanno accesso a soli 18 metri quadri.

Serve una pianificazione condivisa per ambiti omogenei riformando le norme in vigore e offrendo strumenti a tutti gli enti locali per evitare che ci sia una sproporzione tra il potere contrattuale dei grandi operatori privati e quello dei comuni.

La rigenerazione urbana e la protezione del paesaggio devono diventare veramente una pratica, e gli interventi edilizi devono seguire un’unica regia pubblica sovracomunale.

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Famiglie

Vogliamo una Lombardia che aiuta le famiglie a mettere nuove radici. Vogliamo una Lombardia che sia d’esempio in tutta Italia per le politiche per le pari opportunità, per la natalità e la tutela della famiglia, anche nelle politiche aziendali.

Part-time garantito, flessibilità, nuove forme di smart working, telelavoro su richiesta del lavoratore e piani territoriali adatti sono solo alcuni esempi di come raggiungere questo obiettivo.
Dal Trentino, poi, un’idea da potenziare anche in Lombardia: i “Marchi Family” che consentono di individuare a colpo d’occhio ristoranti, negozi, attività, spazi pubblici e privati creati a misura di bambino e bambina.
Ancora oggi mancano posti di asilo nido. Bisogna rendere noto e funzionante l’albo per baby sitter e consentire il ricorso a questo servizio con voucher dedicati.
La Regione deve poi essere più vicina alle donne in gravidanza. Occorre che gli esami diagnostici non invasivi siano totalmente gratuiti e che la riabilitazione post parto non abbia liste d’ attesa.

Infine, la Lombardia deve raggiungere il numero di consultori previsto dalla legge, ovvero uno ogni 20 mila abitanti. Al momento ne ce ne sono la metà sul territorio: è inaccettabile.

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Nomine

Negli ultimi anni ci sono stati troppi scandali legati alla dirigenza pubblica. Il problema è che il sistema attuale di nomine in Lombardia prevede un solo requisito: la fedeltà politica. Non esistono controlli, non servono titoli.

Basta essere nominati da chi detiene il potere, che da oltre vent’anni è in mano alle destre.
Vogliamo che chiunque vince abbia meriti ben definiti.

Per questo occorrono criteri di selezione in linea con quelli delle società quotate in borsa, e l’introduzione di un filtro aggiuntivo (sull’esempio del Comune di Milano) composto da una pool di esperti in risorse umane in grado di identificare i profili migliori, tenendo conto di titoli ed esperienza. Vogliamo riformare la Lombardia perché il sistema delle partecipate possa funzionare al meglio e in modo sano, affinché puntino alla qualità e a fornire i servizi per cui sono state create, anche con nuove collaborazioni pubblico-private, e sostenere il sistema produttivo lombardo.

La condizione umiliante in cui versa la centrale acquisti ARIA, la grande responsabile delle difficoltà nella prima fase di erogazione dei vaccini e di errori che hanno causato ingenti danni a tutto il sistema economico lombardo, è da risolvere con una ristrutturazione complessiva della società, a cui oggi sono stati affidati compiti troppo differenti tra loro.

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PNRR e Olimpiadi

I fondi europei del Next Generation EU sono un’enorme opportunità per il territorio. Tuttavia, devono essere spesi entro il 2026 e molti enti locali sono in grande difficoltà nel riuscire a gestire la mole di azioni necessarie per sfruttarli al massimo.

Manca in particolare un supporto per i comuni più piccoli, che da soli non possono affrontare la stesura di richieste per i bandi europei.

Per questo vogliamo la creazione di una cabina di regia dedicata, che gestisca centralmente le sfide del PNRR, e centri di competenza regionali per organizzare e diffondere le capacità di programmazione e sviluppo in una chiave cooperativa tra le istituzioni.

Al tempo stesso la Lombardia, grazie a Milano e al suo sindaco Beppe Sala, vivrà la sfida delle Olimpiadi invernali.

Prima ancora, nel 2023, Bergamo e Brescia saranno “Capitale Italiana della Cultura 2023”.

I grandi eventi sono un’opportunità per creare occasioni di investimento, aumentare i flussi turistici e valorizzare il territorio.

Per arrivare preparati a tutto questo e per fare in modo che tutti i territori ne beneficino, sia quelli direttamente interessati che quelli circostanti, vogliamo agire in due direzioni.

Da un lato, sostenere e promuovere la realizzazione di eventi culturali e sportivi, collegati al main event, ma diffusi su tutti i territori lombardi, anche quelli più marginali e in genere dimenticati.

Dall’altro, vogliamo facilitare i movimenti all’interno della Regione, come si è riusciti a fare per EXPO2015, collegando i centri di interesse con le aree secondarie, e sostenere la creazione di percorsi ad hoc, come ad esempio un “percorso olimpico”, che possano diventare occasione di scoperta del territorio.

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Abitare

In Lombardia, gli alloggi popolari versano in condizioni disastrose. Il debito di Aler Lombardia ammonta a 372 milioni di euro e il sistema di gestione presenta notevoli criticità in termini di stato di manutenzione, vivibilità dei quartieri e modello organizzativo.

Dopo la riduzione dei contributi pubblici da parte dello Stato, la Regione si è lavata le mani di fronte a questa situazione, già critica di suo.

È necessaria una strategia zero case pubbliche sfitte e incentivare nuovi investimenti.

Si può fare allargando il campo d’azione della Regione dalle sole case popolari all’edilizia convenzionata, riformando le norme sugli immobili abbandonati sul modello di quanto fatto dal Comune di Milano: chi lascia palazzi abbandonati deve metterli a disposizione per abitazioni sociali.

Bisogna attivare una virtuosa collaborazione pubblico-privata per dare soluzioni abitative ai i giovani e alle famiglie che non hanno diritto all’edilizia pubblica ma che faticano ad accedere al libero mercato, oggi trascurati completamente dalla Regione.

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PMI

La Regione Lombardia deve essere partner della piccola e media impresa lombarda, che ha un ruolo cruciale nello sviluppo del nostro territorio, ma che spesso affronta difficoltà legate al ricambio generazionale e alla scarsa capitalizzazione.

La prima necessità è quella di incentivare l’accorciamento della filiera, favorendo il rientro dei capitali investiti altrove con sgravi fiscali e zone economiche speciali.

Occorre offrire strumenti per una managerializzazione dell’industria lombarda, come voucher per l’assunzione di personale altamente qualificato, e per una risposta all’innovazione tramite lo sviluppo di partnership pubblico-privato sull’esempio dell’Istituto bavarese Fraunhofer.

Del resto, gli incentivi per la digitalizzazione hanno poco effetto se non si legano ad una revisione organizzativa che faccia vincere alle imprese lombarde la sfida della successione generazionale e del confronto con i centri di ricerca pubblici e privati.

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Milano e Regione

La Regione Lombardia è in costante conflitto con Milano.
Eppure la città metropolitana del capoluogo ha un terzo della popolazione della regione, produce il 16% del PIL nazionale e in questi anni è diventata un enorme centro di attrazione per investimenti, turisti, giovani e lavoratori.

La Regione ha vissuto questa crescita con preoccupazione, imbarazzo e voglia di frenare la capacità attrattiva di Milano, cercando di limitare le sue politiche ambientali, contrapponendosi sulle scelte urbanistiche, remando contro la mobilità sostenibile e direzionando altrove fondi per opere necessarie allo sviluppo.

Occorre stipulare un trattato di pace: la Lombardia senza Milano non sarebbe ciò per cui è conosciuta, e Milano deve impegnarsi a creare occasioni di sviluppo diffuso.

Per venirsi incontro servono politiche di integrazione territoriali, sia sul piano della mobilità e delle infrastrutture, che sul piano della produzione.

La media filiera produttiva lombarda deve interconnettere i servizi e l’innovazione della metropoli con il ritorno della manifattura di qualità.

Possiamo sviluppare modelli integrati grazie alla presenza di aziende pubbliche di grande qualità gestite dal Comune capoluogo.
Sul piano sociale Milano e la Lombardia devono dialogare per aumentare i servizi di prossimità ai cittadini: a partire da quelli legati all’orientamento e al lavoro, fino a quelli per la cura degli anziani e dei bambini, che devono essere tutti accessibili a titolo gratuito o a pagamento a seconda delle possibilità economiche.

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